Strafanici
Cose e luoghi della nostra città
Ti passano davanti agli occhi, te li trovi tra le mani e non sai come si chiamano, che fartene. Però a sbarazzarsene non
ci pensa nessuno. Sono cose e luoghi della nostra città. Sentieri, botteghe, scritte, vie, cortili che hanno fatto il loro tempo. Ma che resistono. Che nessuno
si sogna di buttare, di cancellare.
Un sentiero di pastori dietro Barcola,
il panduro di via Ponchielli, un museo
del mare tascabile all’Ausonia, la snitta
o snizza, la bilancia della fortuna, ed
il busto bucolico di un pastore a Gretta. Questi e tanti altri sono gli strafanici
di Trieste. La cianfrusaglia che spesso
va in soffitta, o in cantina, ma della quale non ci si libera mai. Leggere questa pubblicazione vale quanto una passeggiata nella cantina di Trieste.
Si fa del turismo da soffitta, a visitar luoghi invisibili e ficcar il naso nella polvere, ma non per niente. Perché se anche questi racconti sono strafanici, allora sono roba che magari non serve, ma che neanche si butta. |
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